La mia idea è che si possa trovare un parallelismo fra gli enunciati descrittivi e quelli di valore.
Nel mondo fattuale -”coperto” dagli enunciati descrittivi- il principale problema è sempre stato determinare la causa prima.
Risalendo la catena causalistica degli eventi, il passaggio concettualmente più complesso è infatti trovarne l’inizio. Nei vari tentativi formulati in proposito, dall’atto primo aristotelico all’ “avere in sé la ragione della propria esistenza” degli scolastici, nessuna dottrina è mai riuscita a soddisfare completamente l’antica obiezione: “Va bene, ma allora chi ha creato il Creatore?”.
Ora, una catena causalistica è mossa dalla domanda: “Perché ciò avviene?”, intesa nel senso: “Quale ne è la causa?”. Simmetricamente, una catena valoriale, volendo usare questo neologismo, è mossa dalla domanda: “Perché ciò dovrebbe avvenire?”, intesa nel senso “Perché dovrebbe essere bene che ciò avvenisse?”. Proseguendo il parallelismo, il massimo problema concettuale di questa catena è sempre l’inizio, trovare l’atto che sia bene in sé, cioè non in forma di imperativo ipotetico, in funzione di altro.
Quindi, in entrambi i “mondi”, quello fattuale e quello valoriale, la causa prima è sempre uno dei massimi problemi concettuali.
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