gottholdlessing

gennaio 2, 2012

Opposti necessari

Filed under: filosofia — iebitas @ 12:41 am
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Spesse volte non appare chiaro come un posizionamento sociale richieda, per realizzarsi, il suo opposto: allo stesso modo che (come Peirce dimostrò) è impossibile pensare un punto senza contemporaneamente pensare uno sfondo cui contrapporlo.

L’asceta riesce a imporsi grandi rinunce, fisiche e sociali, è vero: ma può essere ben contento pensando che rientra, a suo giudizio, in una ristrettissima élite di moralmente perfetti. Se tutti seguissero il suo esempio, e si facessero a loro volta asceti, egli perderebbe questo supposto narcisistico. Avrebbe ancora voglia di passare le giornate a flagellarsi e a digiunare?

Tutti, in una interazione, desiderano fare come i bambini, vale a dire parlare di sé, ed essere oggetto dell’attenzione generale. Diciamo gentili le persone che evitano di farlo, e permettono agli altri di tenere il ruolo da protagonisti, tenendo per se quello del pubblico. E così, se tutti fossero gentili, ci sarebbe solo pubblico e non ci sarebbe rappresentazione.

A prima vista, questo non vale ad esempio per la carità, giacché potrebbero essere tutti caritatevoli senza che questo generi qualche problema.

ottobre 21, 2011

Appunti sparsi #2: gli psicologici

Filed under: Uncategorized — iebitas @ 5:44 pm
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Alcuni dicono essere i vanitosi come coloro che si difendono dalla timidezza con cattiverie e aggressioni, ma più buoni. La vanità sarebbe una forma di difesa, che avrebbe dunque anche una sua “nobiltà”; giacché verrebbe preferita ad altre, che comporterebbero il soverchiare chi è più debole.

L’osservazione ha elementi di verità, ma bisogna considerare che la vanità è una forma di aggressione. Infatti litigando con una persona che ci ha (continua…)

settembre 21, 2011

Appunti sparsi

Filed under: filosofia — iebitas @ 12:05 pm
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Istituzionalizzazione dello spazio dello spirito libero.

Prendiamo Nietzsche, quando parla degli spiriti liberi, effettuando una codifica in questo senso: “spirito libero” come lo spregiudicato indagatore della realtà sociale, che non si conforma “al gregge”, ma smaschera ciò che si nasconde dietro le convenzioni. Solo che questo ruolo cambia con le scienze sociali. Gli spiriti liberi si fanno istituzioni (o hanno istituzioni di riferimento, cioè quella della ricerca sociologica accademica), etc. Questo punto è molto importante, perché il soggetto che per antonomasia si pone “al di fuori” viene, per involuto movimento dialettico, reinserito “all’interno”. (continua…)

agosto 31, 2011

Parallelismi etico-linguistici

Filed under: Uncategorized — iebitas @ 2:47 pm
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La mia idea è che si possa trovare un parallelismo fra gli enunciati descrittivi e quelli di valore.

Nel mondo fattuale -”coperto” dagli enunciati descrittivi- il principale problema è sempre stato determinare la causa prima.

Risalendo la catena causalistica degli eventi, il passaggio concettualmente più complesso è infatti trovarne l’inizio. Nei vari tentativi formulati in proposito, dall’atto primo aristotelico all’ “avere in sé la ragione della propria esistenza” degli scolastici, nessuna dottrina è mai riuscita a soddisfare completamente l’antica obiezione: “Va bene, ma allora chi ha creato il Creatore?”.

Ora, una catena causalistica è mossa dalla domanda: “Perché ciò avviene?”, intesa nel senso: “Quale ne è la causa?”. Simmetricamente, una catena valoriale,  volendo usare questo neologismo, è mossa dalla domanda: “Perché ciò dovrebbe avvenire?”, intesa nel senso “Perché dovrebbe essere bene che ciò avvenisse?”. Proseguendo il parallelismo, il massimo problema concettuale di questa catena è sempre l’inizio, trovare l’atto che sia bene in sé, cioè non in forma di imperativo ipotetico, in funzione di altro.
Quindi, in entrambi i “mondi”, quello fattuale e quello valoriale, la causa prima è sempre uno dei massimi problemi concettuali.

giugno 28, 2011

Dei retroscena su facebook

Filed under: sociologia — iebitas @ 11:04 am
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Links che descrivono piccole nevrosi quotidiane,  links riguardo le cose che si pensano ma non si dicono in pubblico…. Molte piccole condivisioni di retroscena affollano facebook. Distruggendo, o quantomeno indebolendo, la faticosa segregazione del pubblico (cioè, informazioni che sono irrilevanti per certe classi di persone ma sono rilevanti accessi ai retroscena per altre classi di persone).

Che a livello mediatico qualcosa del genere possa avvenire non sarebbe certo una novità: uno studio, tempo fa, dimostrò come la diffusione delle sit-com familiari avessero portato precocemente i bambini a conoscenza dei retroscena dei genitori. (continua…)

Transvalutazioni biologiche

Filed under: filosofia — iebitas @ 8:08 am
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Molti sostengono (giustamente a mio avviso) che, nella chirurgia estetica, non è il corpo “inorganicizzarsi”, a divenire in parte extraorganico, a farsi “cosa”, ma è il silicone “vivificarsi” -a prendere vita, a spiritualizzarsi, a farsi concettualmente organico.

Ora, questa idea che impianti extra-organici possano essere introiettati nell’individualità di una persona non trova forse la sua radice nell’intervento medico (tipo pace-maker) orientato appunto a impiantare in un corpo un surrugato, un sostituto inorganico di una parte di esso? Non è stata necessaria -forse a livello inconscio- un operazione culturale che stabilisse “l’assimabilità” (dico a livello simbolico) di dei surrogati inorganici  per una sostituzione di parti del corpo ? (continua…)

giugno 5, 2011

Let’s dance

Filed under: Uncategorized — iebitas @ 6:01 pm
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Nei videoclip musicali di MTV (almeno in quelli che prevedono la narrazione di una vicenda, quindi la maggior parte) si può osservare questa tensione: un po’ il cantante\attore deve cantare, un po’ deve recitare. Talvolta tenta di fare le due cose contemporaneamente, in altri casi la recitazione è frammentata da parti in cui canta, di solito mentre esegue un balletto. Il problema, sostanzialmente, è coniugare le esigenze tecniche del canto con quelle narrative -cioè, di far comprendere la vicenda narrata.

Ora, questa è la stessa tensione che, molti secoli fa, comparve nell’Opera italiana.

Da una parte il canto esigeva virtuosismi etc.; dall’altra il pubblica doveva capire cosa stessero dicendo i cantanti: da qui tutti i vari espedienti, come ad esempio ripetere più volte le stesse frasi, per  tentare di coniugare canto e recitazione

maggio 19, 2011

Happy Mill!

Filed under: Uncategorized — iebitas @ 5:49 pm

L’articolo sull’utilitarismo qualitativo di Mill che ho fatto per filosofiablog.it

http://www.filosofiablog.it/etica/mill_utilitarismo_qualitativo/http://www.filosofiablog.it/etica/mill_utilitarismo_qualitativo/

aprile 25, 2011

Dell’amore (e del capitalismo democratico occidentale)

Filed under: Uncategorized — iebitas @ 7:17 pm

In un suo celebre aforisma, contenuto nei Pensieri, il tormentato Pascal osserva come essere amato per intelligenza, bellezza o bontà non soddisfi una richiesta di amore totale: si tratta infatti di attributi che si possono perdere, pur rimanendo se stessi.

Abbiamo quindi un soggetto come pura virtualità che deve costruire, sviluppare (e mantenere) qualcosa d’amabile. Naturalmente questo implica inoltre che ad essere amata e primariamente la creazione,  non il creatore.

E in fondo questa tensione su due poli si può ritrovare se osserviamo l’ancien regime e il moderno capitalismo democratico.

Quest’ultimo (e a questo punto possiamo aggiungere ad “amore” anche “valore”, “autostima” etc.) presuppone appunto un individuo che deve estrinsecare il suo valore, che non è già dato in partenza. La parificazione dello start-up, tanto cara ai liberisti, ha come evidente corollario assiologico una parificazione del valore di partenza (e dunque ontologico) degli individui.

L’ancien regime, con la sua nobiltà di sangue, si pone invece sul polo opposto. L’individuo ha valore ontologico: lo ha dalla nascita, gli è dato, e trascende la sua manifestazione:  giacché essa è appunto manifestarsi di un valore dell’io sostanziale, ontologico. L’individuo non vale per ciò che ha fatto, o realizzato, vale per ciò che è

Noterelle speculative di fine aprile

Filed under: filosofia,Uncategorized — iebitas @ 5:22 pm
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PER UNA ASSIOLOGIA DELL’ONTOLOGIA

Se esaminiamo un singolo ente, le regole pragmatiche che discendono dal suo valore sono chiare e condivise: se è bene, deve continuare ad essere: se è male, deve cessare di essere. Se viceversa è un ente supposto, in potenza: se è bene dovrebbe essere, se è male deve continuare a non essere.

Per cui uno stato di malattia deve (è auspicabile, è desiderabile) cessare, una gioia dovrebbe continuare.

Il problema è se la regola che vale per i singoli enti valga anche per l’essere nella definizione più generale del termine. Perché è chiaro che il vecchio argomento degli scolastici dell’essere come perfezione cade, se l’essere è ontologicamente negativo.

(continua…)

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